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ecco,bolormaa scrive.quel che passa per la testa e a volte resta.film.pensieri.qualsiasi tipo di sensazione che non sia indifferenza. "Concetto fatto carne nervi viscere legamenti Sinuoso movimento..."

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postato da bolormaa alle ore 16:27
sabato, agosto 09, 2008

E' piu di un mese che non scrivo qua sul blog, potrei arrivare a pensare che sia il momento di chiuderlo, vista la mancanza di voglia, piu che di parole. E' che dopo parigi non mi son fermata, non a bologna, non a perugia, ed anche ora, in calabria, mi sembra di essere in una perenne corsa. Solo che non capisco se si tratta di una fuga o di una rincorsa. Quello che so è che sento i miei nervi più sensibili del solito, sento l'affanno e lo sforzo, la dolcezza di certi visi che ho intorno, quelli che non cambiano mai per fortuna. Per mi appoggio a questo, respiro qualche secondo e riprendo a correre. probabilmente tra un mesetto, quando le gambe saranno distrutte e ci si dovrà fermare per tirare qualche somma, allora ci saranno parole migliori.

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postato da bolormaa alle ore 12:19
lunedì, giugno 23, 2008

A volte alcune persone ritornano. Anche se ormai erano rimasti solo i brutti ricordi ad alimentare quell'immagine, anche se ormai quell'immagine era sfuocata. Non sono una che ci crede molto a queste cose, soprattutto ultimamente. So di essere una di quelle persone che si attacca con le unghie proprio a quello che non c'è più. Adoro la sessione "cose perdute o mai avute". Eppure a volte alcune persone ritornano e allora il mondo ti stupisce, perchè in un centesimo di secondo butta un calcio a tutti quei cattivi ricordi che avevi custodito. E il mondo diventa stupidamente meraviglioso perchè, a quell'immagine sfuocata che stringevi, sostituisce quella pelle, quella vera, quel sorriso, quello vero. Ed io non sono una che ci crede a queste cose. Ma lei è tornata. Ed ora, con questo stupido sorriso sopreso sulla faccia, mi sono ricordata cosa significa la parola "ritrovarsi".

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postato da bolormaa alle ore 11:28
giovedì, giugno 05, 2008

Ok, basta solo respirare lentamente, prendere nelle mani un pò di calma e serenità e vivere questi ultimi giorni qua. Già. Ma che forma hanno la calma e la serenità? Non le trovo. E il respiro è accellerato. Non mi stupisce questo, sono quella che, quando si avvicina una partenza, si tatua la parola " panico"su ogni cellula, giusto per essere chiara e concisa.  Però perchè anche sta volta? Possibile che non imparo nulla ?  Mi tocca andare in giro con qualcuno che balla il tip tap nel mio cuore,  e non è neanche per amore.  Con il Signor Affanno che ogni tanto mi prende a braccetto, a fare foto immaginarie per preparare la parola "ritorno".

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postato da bolormaa alle ore 02:20
venerdì, maggio 23, 2008

Sono quella che si è tatuata un aquilone, si, e allora?Non puoi dire una parola. Sono quella che divorava i libri quando era più piccola, e poi si faceva rileggere quello che non capiva. Sono quella che fa colazione con il burro e marmellata, e se mancano il caffè e il burro esce a comprarlo con gli occhi ancora chiusi, perchè non c'è colazione, per me, senza quello. Sono quella che va al cinema e, se il film le è piaciuto davvero, passa le ore a  cercare le parole giuste per  definirlo.  Sono quella che piange, se in quel film c'è un lieto fine che merita di essere lieto. Sono quella che piange se la fine di quel film è talmente triste che merita di essere pianto. Sono quella con il sorriso da jolly se si ubriaca. Sono quella che gesticola. Sono quella che s'incanta davanti ai bambini e sorride, perchè loro sono meglio di quello che io ( e molti altri esseri umani )sono. Sono quella che appena si rende conto di essere vista sorridere per i bambini risponde " io?! bambini?!maiiii!!!". Sono quella che non trova una maglietta, dico una maglietta, nel casino della sua stanza. Sono quella che guarda un uomo e lo acchiappa con le ciglia. Sono quella che davanti a un uomo che ama diventa minuscola e insicura, nonostante le gambe lunghe e la bocca che tutti sanno usare. Sono quella che divide, che sia un respiro o una bestemmia, con quello che è amico e che, lo sa, non se ne andrà. Quella che cammina da sola. Quella che desidera qualcuno accanto alla sua spalla. Quella che ha paura e che si lancia solo dove sa che può perdere. Sono quella che scrive e si vergogna di ogni parola. Sono quella che scopre sempre dopo a chi doveva darsi, ma quando che quando lo scopre da tutto, pure quello che è troppo, inopportuno, volgare, enorme. Sono quella che sorride e alza il mento, superba, quando riesce a darlo. Quindi, si, son quella che si è tatuata un aquilone, ma tu non puoi dire una parola, non sai nulla di me.

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postato da bolormaa alle ore 12:16
mercoledì, maggio 21, 2008

Anche le favole son cambiate. Si racconta che quando incontri una bella persona che ti illumina e ti comprende senza bisogno di nessun foglio illustrativo tra le mani, dovresti tenertela, per i giorni in cui non ci sarà bisogno della sua luce, ed anche per quelli bui. Poco importa se una donna possiede il suo cuore, quello che conta è la luce che comunque può dare. L'arrivo della principessa però, che avrebbe dovuto portare un lieto fine, uno qualsiasi, ha soltanto scombinato tutto. E se poi il cavaliere non è prode e valoroso come ci si aspetta?Come se non bastasse, c'era una volta una ragazza che avevi avuto accanto da quando eri solo una bambina, una ragazza che aveva cambiato spesso il colore dei capelli, ma mai il sorriso, mai la testardaggine o la passione per certe cose. Una ragazza qualsiasi, una di quelle che con le sue fossette rimetteva a posto il tuo cattivo umore e che a volte citava Nanni Moretti. C'era una volta, certo, ma ora no. E ripartire da zero è difficile. Perchè per mettere da parte tutto il brutto che c'è stato, e provare ad accogliere solo il presente, non basta certo un sorriso. E' un'impresa da eroi e nessuna favola te lo insegna.

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postato da bolormaa alle ore 11:44
sabato, maggio 03, 2008

Il tempo inizia a correre. Ed è velocissimo. C'è un conto alla rovescia, che nessuno fa a voce alta, ma che c'è, lo senti ed è preciso. Me lo dicevano tutti che sarebbe andata così, che arrivi ad un certo punto in cui ormai i giorni che rimangono li puoi davvero contare. E non so se sia l'erasmus che impone tutto questo, ma tu butti via il contagocce, perchè centellinare ormai non funziona più. Prendi fiato e scappi, l'unica cosa che puoi fare. Perchè di quei giorni che rimangono non te ne puoi perdere neanche uno. E quindi corro mentre sento quel conto alla rovescia. E mi schianto con tutto quello che mi rimane davanti. E alla fine dei conti questa netta sensazione mi ricorda lo stesso affanno che avevo prima di partire, quando neanche sapevo se volevo partire. Ed è buffo e amaro insieme.

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postato da bolormaa alle ore 12:13
lunedì, aprile 14, 2008

Non mi interessano le persone che aspettano, quelle che non muovono neanche un muscolo ma confidano nella forza dei tuoi muscoli. Non mi interessa chi usa i forse e i chissà come fossero parole magiche. Non mi interessa chi preme il tasto pausa, come se si potesse riavviare in qualsiasi momento più propizio, nè chi crede che il prossimo anno sarà migliore e intanto non si vive quello che sta passando tra le sue mani.
A me interessa chi si vive il suo anno peggiore e intanto lo dipinge con l'umorismo. Chi dice perchè no?. Chi si mette a ballare invece di aspettare. A me interessa chi divide la parola felicità con te, e anche tutte le altre parole che non suonano felici.

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postato da bolormaa alle ore 11:27
venerdì, aprile 04, 2008

Parigi travolge e nel rimbalzare, a volte, certe persone le perdi, tra quella miriade di cose con le quali ti scontri. Non è che lo vuoi, ma succede. E spesso non puoi farci proprio nulla. E spesso non te ne accorgi nemmeno preso come sei dal vortice. Però, se hai fortuna, certe persone le incontri di nuovo, perchè Parigi, sotto sotto, è generosa. I mesi che passano cambiano gli umori, però, se hai fortuna, certi abbracci restano uguali. E mentre incolli un sorriso su una spalla, ti sembra che quei mesi non siano davvero passati. Ti sembra di essere in quella stazione, a fine settembre, con in tasca 10 parole di francese e davanti a te quella persona sconosciuta, che non è stata mai sconosciuta e che ti ha fatto volare sulla sua mano, per un pò.

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postato da bolormaa alle ore 16:59
martedì, aprile 01, 2008

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."  Calvino, "Le città invisibili"

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postato da bolormaa alle ore 15:39
domenica, marzo 30, 2008

il 12 giugno del 2004 avevo scritto un post su Le Bouffes du Nord, un teatro. Ne avevo letto qualcosa per l'università, ci avevo sognato sopra ed alla fine avevo solo desiderato di vederlo. Beh ieri, alla fine, son riuscita ad entrarci. Con il mio biglietto in mano per "Fragments" di Beckett e la regia del Sign. Peter Brook. Da fuori, sulla strada, vedi questo palazzo uguale a molti altri, accanto c'è la metro e il solito delirio di gente parigina. Ma quando entri là dentro, qualcosa si ferma. Non sei più a Parigi, non sei più nel 2008. E' così vecchio, e ti sembra di vederla quella polvere che proviene da altre epoche. E l'intonaco sta per cadere a pezzi. E ci son davvero quelle pareti rosse rovinate e il marmo rovinato. Poi alzi il mento e sopra c'è una piccola cupola. La cosa meravigliosa è che nel suo essere vecchio è terribilmente vivo e forte. Poi le luci si son spente e, come ogni spettacolo, lo spettacolo è iniziato. In una scena così vuota e vera che faceva male. Solo tre attori che sembravano maschere scolpite nella carne. Poche luci, ma quelle necessarie. E Beckett, che è sempre stato molto bravo a far ridere per cose che ti fan piangere dentro. Me la sono immaginata la bacchetta magica di brook, ma credo se la siano immaginata tutti. Perchè quando un regista è bravo gli basta un niente, quella luce, quel volto di attrice bambina che diventa una vecchia, quel sospiro di attore, solo un sospiro e nessuna parola, che tiene il ritmo di un quarto d'ora e regola il sorriso di un pubblico incantato. E' stato meraviglioso uscire da là e sentire quel nodo allo stomaco. Sentire uno sfasamento, sbandare, davanti alla metro, perchè te l'eri dimenticato di dove ti trovavi davvero.

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