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ecco,bolormaa scrive.quel che passa per la testa e a volte resta.film.pensieri.qualsiasi tipo di sensazione che non sia indifferenza. "Concetto fatto carne nervi viscere legamenti Sinuoso movimento..."

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postato da bolormaa alle ore 11:44
sabato, maggio 03, 2008

Il tempo inizia a correre. Ed è velocissimo. C'è un conto alla rovescia, che nessuno fa a voce alta, ma che c'è, lo senti ed è preciso. Me lo dicevano tutti che sarebbe andata così, che arrivi ad un certo punto in cui ormai i giorni che rimangono li puoi davvero contare. E non so se sia l'erasmus che impone tutto questo, ma tu butti via il contagocce, perchè centellinare ormai non funziona più. Prendi fiato e scappi, l'unica cosa che puoi fare. Perchè di quei giorni che rimangono non te ne puoi perdere neanche uno. E quindi corro mentre sento quel conto alla rovescia. E mi schianto con tutto quello che mi rimane davanti. E alla fine dei conti questa netta sensazione mi ricorda lo stesso affanno che avevo prima di partire, quando neanche sapevo se volevo partire. Ed è buffo e amaro insieme.

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postato da bolormaa alle ore 12:13
lunedì, aprile 14, 2008

Non mi interessano le persone che aspettano, quelle che non muovono neanche un muscolo ma confidano nella forza dei tuoi muscoli. Non mi interessa chi usa i forse e i chissà come fossero parole magiche. Non mi interessa chi preme il tasto pausa, come se si potesse riavviare in qualsiasi momento più propizio, nè chi crede che il prossimo anno sarà migliore e intanto non si vive quello che sta passando tra le sue mani.
A me interessa chi si vive il suo anno peggiore e intanto lo dipinge con l'umorismo. Chi dice perchè no?. Chi si mette a ballare invece di aspettare. A me interessa chi divide la parola felicità con te, e anche tutte le altre parole che non suonano felici.

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postato da bolormaa alle ore 11:27
venerdì, aprile 04, 2008

Parigi travolge e nel rimbalzare, a volte, certe persone le perdi, tra quella miriade di cose con le quali ti scontri. Non è che lo vuoi, ma succede. E spesso non puoi farci proprio nulla. E spesso non te ne accorgi nemmeno preso come sei dal vortice. Però, se hai fortuna, certe persone le incontri di nuovo, perchè Parigi, sotto sotto, è generosa. I mesi che passano cambiano gli umori, però, se hai fortuna, certi abbracci restano uguali. E mentre incolli un sorriso su una spalla, ti sembra che quei mesi non siano davvero passati. Ti sembra di essere in quella stazione, a fine settembre, con in tasca 10 parole di francese e davanti a te quella persona sconosciuta, che non è stata mai sconosciuta e che ti ha fatto volare sulla sua mano, per un pò.

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postato da bolormaa alle ore 16:59
martedì, aprile 01, 2008

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."  Calvino, "Le città invisibili"

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postato da bolormaa alle ore 15:39
domenica, marzo 30, 2008

il 12 giugno del 2004 avevo scritto un post su Le Bouffes du Nord, un teatro. Ne avevo letto qualcosa per l'università, ci avevo sognato sopra ed alla fine avevo solo desiderato di vederlo. Beh ieri, alla fine, son riuscita ad entrarci. Con il mio biglietto in mano per "Fragments" di Beckett e la regia del Sign. Peter Brook. Da fuori, sulla strada, vedi questo palazzo uguale a molti altri, accanto c'è la metro e il solito delirio di gente parigina. Ma quando entri là dentro, qualcosa si ferma. Non sei più a Parigi, non sei più nel 2008. E' così vecchio, e ti sembra di vederla quella polvere che proviene da altre epoche. E l'intonaco sta per cadere a pezzi. E ci son davvero quelle pareti rosse rovinate e il marmo rovinato. Poi alzi il mento e sopra c'è una piccola cupola. La cosa meravigliosa è che nel suo essere vecchio è terribilmente vivo e forte. Poi le luci si son spente e, come ogni spettacolo, lo spettacolo è iniziato. In una scena così vuota e vera che faceva male. Solo tre attori che sembravano maschere scolpite nella carne. Poche luci, ma quelle necessarie. E Beckett, che è sempre stato molto bravo a far ridere per cose che ti fan piangere dentro. Me la sono immaginata la bacchetta magica di brook, ma credo se la siano immaginata tutti. Perchè quando un regista è bravo gli basta un niente, quella luce, quel volto di attrice bambina che diventa una vecchia, quel sospiro di attore, solo un sospiro e nessuna parola, che tiene il ritmo di un quarto d'ora e regola il sorriso di un pubblico incantato. E' stato meraviglioso uscire da là e sentire quel nodo allo stomaco. Sentire uno sfasamento, sbandare, davanti alla metro, perchè te l'eri dimenticato di dove ti trovavi davvero.

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postato da bolormaa alle ore 17:34
martedì, marzo 18, 2008

Voglio solo che tutto questo non smetta. So bene che andrò via da Parigi, che di mesi, da vivere qua, ne rimangono solo 3 ormai. E mi va bene. Casa mia è altrove e me lo ricorda ogni giorno questa città enorme. Parigi non è la mia città. E' stata una prova, prima di partire, una corsa in salita, appena arrivata. Ora è un labirinto di stimoli, tranelli, progetti, voli e cadute.
Ecco, io voglio che questo non smetta. Voglio continuare a buttarmi addosso a quello che mi circonda, anche quando tornerò dove le strade le conosco a memoria e i visi tutti conosciuti. Voglio scoprire e innamorarmi e scrivere scrivere come sto facendo qua. Anche quando non ci sarà una senna che accarezza notredame con la sua corte dei miracoli. Anche quando sarò sotto i soliti portici di bologna o davanti al mio vecchio mare. Non so come si chiami questa cosa che Parigi mi ha dato, ma me la voglio tenere. Non la restituisco.

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postato da bolormaa alle ore 13:54
sabato, marzo 15, 2008

C'è una cosa buffa in tutto che sto attraversando qua, e anche in tutto quello che mi sta attraversando, se proprio dobbiamo essere precisi. Tutto ciò che scopro e imparo, tutto quel macello di stimoli su cui inciampo, ogni idea nuova che Parigi mi concede, alla fine ogni cosa ritorna in Italia. E' come se ogni progetto che accarezzo terminasse in Italia, e non perchè Parigi non sia un ottimo terreno sul quale costruire. E' che io torno là, a casa, con la testa, del tutto incosciamente alle volte. Parigi mi suggerisce nuovi colori, ipotesi di linee che potrei provare a tracciare. Ma quando mi trovo con la matita in mano, allora quella linea mi riporta là.

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postato da bolormaa alle ore 16:16
sabato, marzo 08, 2008

Ce ne sono di posti qua che andrebbero visti. L'elenco sarebbe lungo davvero. Ma tra i tanti ne rimane qualcuno che è diventato unico per me. Non solo perchè l'abitudine l'ha reso familiare ai miei occhi. Sono luoghi che mi fanno sentire Parigi vicina, sulla pelle, sono luoghi che allontanano quell'affanno da metropoli e ti fanno respirare semplicemente quella che è la tua città.
Il Palais de Tokio, soprattutto il suo cortile, che è austero quando ci entri, ma poi se ti fermi a guardare quello che hai davanti, non puoi non diventare una statua di sale, incantata e sorridente.
Place des Vosges. Una piazza nascosta, circondata da portici che la racchiudono, come a volerla tenere segreta. Al centro c'è un piccolo giardino bellissimo. E non so se è per quello scrigno di portici, o per quel giardino segreto, ma quando ci entri puoi immergerti in qualsiasi pensiero come se ognuno fosse una piuma, e se parli, lo fai sottovoce.
Il canal Saint Martin. Un canale come tanti, niente di speciale se lo paragoni a Venezia o Amsterdam. Ma è un angolo di Parigi dove l'uomo parigino non scappa con la sua 24ore, dove la donna parigina non mette le sue orribili scarpe argentate di 400euro, dove  i bambini scappano come è giusto che sia, e la gente  si ferma  a comprare il pane caldo, e se lo gusta, boccone dopo boccone, soltanto camminando.

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postato da bolormaa alle ore 15:27
martedì, marzo 04, 2008

Forse il segreto è non aspettarsi mai niente dagli altri. Ma è un ingrediente difficile da aggiungere. Per natura, l'essere umano, è portato a desiderare, se non proprio pretendere, qualcosa da chi si rapporta con lui. L'uomo vive di scambi, ed anche nei rapporti più veri, quelli più profondi e consolidati dal tempo, da una certa esperienza e da una innegabile dose di fortuna, anche in quelli, l'uomo, spesso incosciamente, desidera qualcosa. La sua parte. Come se fosse scontato che per ogni cosa che si dona si debba ricevere qualcosa in cambio. Per ogni emozione che si sente, riuscire a rintracciare quella dell'altro. Ma l'essere umano è strano. Difficilmente coincide in uno scambio e non è detto che provi una sensazione proprio quando la stai avvertendo tu. E se per fortuna questo capita, non è detto che tu riesca a intravederla, nè che l'altro te ne renda partecipe.
Forse davvero se si arriva a non aspettarsi niente, se si rinuncia a stare dietro una porta aspettando di poter entrare, quello che arriva, qualsiasi cosa sia, diventa autentica, spontanea, e non più soltanto una risposta che ha tardato ad arrivare.
 

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postato da bolormaa alle ore 15:49
martedì, febbraio 26, 2008

Ci sono persone che sono come labirinti. Tu inizi a seguirle, sapendo che dovrai faticare, e sbagliare, per capirci qualcosa. Non sempre quello che coglierai sarà vero, e, a volte, ti toccherà ricominciare da capo perchè di strade da decifrare ce ne saranno troppe. Suderai. E in certi momenti arriverai a rimpiangere il giorno in cui sei entrato in quel dannato labirinto. Ma ce ne saranno altri in cui la sola cosa che vorrai fare sarà perderti tra quei cespugli.
Poi ci son altre persone che sono come prati verdi. Ampi, naturali e generosi nel lasciarti quello che hanno senza pretendere nulla. E tu correrai, correrai su quei prati, assaporando il vento in faccia e quel sole che, a volte, ti concederanno. Poi, quando ti ritroverai senza fiato, ti stenderai su quell'erba. Chiuderai gli occhi e sentirai la terra legata al tuo corpo. Perchè quelle persone che sono come i prati, in certi momenti, ti fanno entrare in loro, senza pretendere nulla. E quando succede, è difficile distinguersi dall'altro.

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